1. Cos’è la selettività alimentare
  2. Perché si presenta la selettività alimentare
  3. Sensibilità sensoriale
  4. Flessibilità cognitiva ed emozioni
  5. Strategie di intervento e suggerimenti
  1. Cos’è la selettività alimentare

Ognuno di noi ha delle preferenze relative al cibo, e la maggior parte delle persone si nutre di tutte le principali categorie di cibi garantendosi un giusto apporto di nutrienti, vitamine e minerali. I bambini nei primi anni della loro vita assaggiano per la prima volta nuovi cibi. Questi cibi hanno un sapore, un odore, una consistenza e determinate caratteristiche che li renderanno più o meno graditi al bambino. Spesso i bambini piccoli mostrano resistenza ad alcuni tipi di cibi, come le verdure. Questo fenomeno è conosciuto come “food neophobia“, ovvero paura dei cibi nuovi. Di solito questo comportamento alimentare si supera con la crescita. La selettività alimentare risulta particolarmente frequente ed accentuata nei bambini con diagnosi di autismo, e si può presentare in forma estrema (si accettano solo pochi specifici cibi, a volte di una stessa marca con la stessa confezione). In uno studio di Ledford e Gast (2006) tra il 46 e l’89 % dei bambini autistici presenta delle difficoltà o resistenze alimentari. Come già osservato per l’ADHD, anche in questo caso le statistiche sono variabili a causa della grande variabilità della condizione e delle diverse variabili prese in considerazione nei diversi studi. I dati testimoniano, in ogni caso, una alta prevalenza di particolarità nel comportamento alimentare in bambini nello spettro autistico.

Boy child does not want to eat. bad appetite. eating in kindergarten Premium Photo

2. Perché si presenta la selettività alimentare

I fattori che entrano in gioco a spiegare le caratteristiche di ognuno di noi sono vari e soggettivi. Conosciamo alcuni di questi fattori che si incontrano spesso e sono stati correlati alla selettività alimentare. Uno di questi fattori fa riferimento alla sensibilità sensoriale. Ci sono poi implicazioni dal punto di vista cognitivo, laddove la rigidità ostacola l’accettazione di qualcosa di diverso dai cibi preferiti e ben conosciuti. E inoltre fattori emotivi, come la vera e propria paura di assaggiare qualcosa di avversivo, e il disgusto che alcuni cibi e odori scatenano.

3. Sensibilità sensoriale

La sensibilità sensoriale è indicata come una delle caratteristiche che spesso si incontrano in persone nello spettro dell’autismo. Consiste nell’avere una aumentata (o diminuita) percezione di alcuni stimoli sensoriali; come un’amplificazione delle sensazioni. Questo succede a diversi livelli: visivo, olfattivo, gustativo, tattile, propriocettivo e vestibolare. La sensibilità dà origine a reazioni avverse e difficilmente controllabili a determinati stimoli. Nell’ambito della sensibilità tattile (tactile defensiveness) troviamo la sensibilità orale (oral defensiveness). La sensibilità orale è una caratteristica che predispone a risposte avversive a determinate consistenze dei cibi. La sensibilità orale può implicare non solo difficoltà strettamente alimentari ma anche, ad esempio, disagio nel lavare i denti. La sensibilità può vertere in un senso o un altro: la iper-responsività orale tattile determina risposte aumentate agli stimoli, al contrario l’ipo-responsività può determinare la ricerca di stimolazione orale e quindi il riempire la bocca con il cibo o il portare alla bocca giocattoli e oggetti per esplorarli tattilmente ed auto-stimolarsi. In uno studio di Smith del 2005 vengono testati bambini tra i 3-10 anni, che presentano sensibilità tattile ma non autismo. I risultati mostrano differenze esistenti a livello di alimentazione tra chi è ipo-sensibile e iper-sensibile. Coloro che presentano iper-sensibilità presentano anche un minore appetito, esitazione nel provare cibi nuovi, difficilmente mangiano a casa di altre persone, e non tollerano cibi con alcuni sapori e temperature. Poiché le persone con le caratteristiche dell’autismo hanno spesso una particolare esperienza sensoriale del mondo, diversa da quella sperimentata dai neurotipici, è ragionevole pensare che vista la forte componente sensoriale del cibo, la selettività alimentare possa essere in parte spiegata dalla sensorialità tattile, ma anche olfattiva, gustativa.

Non solo, è ragionevole pensare che anche fattori cognitivi entrino in gioco insieme a fattori emotivi, per spiegare il comportamento alimentare.

Close up of a little girl refuses to eat when her older sister feeds her food Premium Photo

4. Flessibilità cognitiva ed emozioni

La flessibilità cognitiva si considera un fattore indipendente dalla sensibilità sensoriale che contribuisce a sostenere la selettività alimentare. Questo costrutto rappresenta l’abilità di saper cambiare idea, pensiero, e adattare il proprio comportamento alle richieste poste dalla situazione del momento (che di solito si basa su parametri neurotipici). Questa capacità può essere difficile da mettere in pratica per molte persone nello spettro, e da qui derivano particolarità come la ricerca di uguaglianza e ripetizione di una routine o uno schema di gioco, ad esempio, che danno un senso di sicurezza a chi lo mette in pratica. Nel momento in cui ci si trova di fronte un cibo nuovo e sconosciuto, invece di uno conosciuto ed apprezzato, per alcuni può risultare difficile provare ad includere questa novità nello schema dei cibi buoni e apprezzati. Entra anche in gioco spesso una vera e propria paura che il cibo sconosciuto possa essere molto sgradevole. La rigidità cognitiva è stata osservata non solo nella selettività alimentare che può presentarsi nelle persone con diagnosi di autismo, ma anche in altri tipi di disturbi alimentari come l’anoressia.

La paura di un cibo potenzialmente non gradito può sostenere, insieme ad altri fattori, la selettività alimentare. Alcuni studi sostengono che nell’autismo vi possa essere una modalità di processare la paura diversa e più intensa di quella che sperimentano la maggior parte delle persone. Anche la memoria per la paura si crea e conserva in maniera diversa. Questo potrebbe spiegare l’ipotesi per cui una volta assaggiato un cibo con un certo aspetto o consistenza, che non è stato gradito, cibi simili vengono rifiutati.

Non è da escludere che vi siano, oltre questi elementi che riguardano direttamente il bambino, anche implicazioni dovute al comportamento genitoriale ed il clima emotivo ai pasti. Quando questi sono disfunzionali potrebbero contribuire a far sorgere e sostenere la selettività alimentare e le difficoltà a tavola.

Mother tries to give a glass of milk to her child but she doesn't like it Premium Photo

5. Strategie di intervento e suggerimenti

I risultati degli studi sull’apporto di nutrienti in caso di selettività alimentare sono contrastanti: alcuni indicano che in bambini selettivi vengono a mancare alcuni nutrienti fondamentali, ma altri testimoniano il contrario. Di nuovo, la variabilità tra gli studi impedisce di affermare un’univoca conclusione. Il quadro sarà diverso a seconda del tipo di selettività e la gamma di cibi esclusi dalla dieta. Sicuramente, un’alimentazione varia e con poche restrizioni aumenta la serenità al momento del pasto e la tranquillità dei genitori relativamente all’argomento cibo, che può generare ansia e preoccupazione. Inoltre, un’alimentazione selettiva può avere degli effetti negativi sul transito intestinale. L’intervento sulla selettività alimentare deve coinvolgere fattori sensoriali e cognitivi, è parte del percorso psicoeducativo e ne propone gli stessi principi. Il programma deve essere altamente individualizzato e deve partire dall’analisi delle caratteristiche sensoriali del bambino. Non si dovrebbe iniziare subito con l’assaggio del cibo in bambini molto avversivi, altrimenti si potrebbe peggiorare la situazione. Si può infatti intervenire inizialmente con giochi sensoriali che non coinvolgono il cibo, e lavorare parallelamente sulla flessibilità cognitiva con attività strutturate e durante il gioco.

Bibliografia

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