1. Diagnosi differenziale e comorbilità
  2. Sottotipi di ADHD
  3. Differenze tra ADHD e autismo

L’autismo si trova spesso in comorbidità con l’ADHD: Attention Deficit Hyperactivity Disorder. L’ADHD è una condizione che presenta diverse caratteristiche a seconda della persona, come succede per l’autismo.

  1. Diagnosi differenziale e comorbilità con l’autismo

La diagnosi differenziale permette di stabilire che, ad esempio, il bambino in osservazione presenta le caratteristiche dell’autismo ma non dell’ADHD. Consente di escludere dalla diagnosi principale condizioni e patologie simili per alcuni aspetti, che non soddisfano tutti i criteri diagnostici nel caso specifico. E’ un processo di esclusione delle diagnosi plausibili per il caso, che permette di arrivare alla diagnosi corretta.

L’analisi delle comorbilità consente invece di osservare se all’autismo si associano delle condizioni coesistenti. L’autismo si può associare ad ADHD, Disabilità del linguaggio, Disabilità motoria, Ansia e Disturbi dell’umore per fare degli esempi. Autismo e ADHD presentano una comorbidità che va dal 30 al 70%. Essendo autismo e ADHD due categorie eterogenee, nei diversi studi i risultati possono variare in base ai diversi criteri sperimentali adottati. Comunque, sicuramente i dati indicano una frequente associazione delle due condizioni.

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2. Sottotipi di ADHD

L’ADHD si caratterizza invece per iperattività, disattenzione, impulsività. L’ADHD si distingue, a livello clinico, in due tipologie:

  • Il tipo con prevalente deficit attentivo, che può comportare spesso difficoltà a focalizzare l’attenzione e seguire le istruzioni, sembra non ascoltare, ha difficoltà ad organizzarsi, a prendersi cura delle proprie cose, dimentica spesso le cose;
  • Il tipo prevalentemente iperattivo/impulsivo, che può mostrare spesso agitazione motoria e difficoltà a trattenere i movimenti, parla molto, risponde alle domande prima che l’interlocutore abbia finito di fare la domanda, interrompe spesso gli altri.

Inoltre, per la diagnosi di ADHD i sintomi devono comparire entro i 12 mesi, in due o più contesti di vita, interferiscono con la qualità dei rapporti sociali, lo studio e il lavoro. Oltre le caratteristiche legate strettamente all’attenzione e l’attivazione motoria, alcune caratteristiche del comportamento possono essere l’intrusività, la poca flessibilità, l’essere controllante, sfidare le regole. Le conseguenze delle proprie azioni possono essere scarsamente previste. Queste specifiche possono distinguere l’ADHD dall’autismo.

3. Differenze e somiglianze tra ADHD e autismo

Se si guardano le condizioni associate all’ADHD, si nota che la maggior parte si sovrappongono con quelle che si possono associare all’autismo: Ansia e Disturbi dell’umore, Disabilità intellettiva, Disturbo del linguaggio, Disturbi motori, Autismo.

Nell’autismo c’è spesso una forte componente sensoriale, sia nel senso di interesse sensoriale sia nel senso di iper/ipo sensibilità sensoriale, in maniera più evidente e frequente rispetto all’ADHD. A ciò, si possono associare difficoltà nell’apprendimento, scarsa regolazione emotiva e tolleranza della frustrazione. Anche nell’ADHD questo può verificarsi. Può esserci poi una difficoltà ad organizzarsi in entrambi i casi: pianificare un’ azione e i passaggi necessari per raggiungere un obiettivo.

La Teoria della Mente può differenziare individui nello spettro dell’ autismo e individui ADHD; se non interferiscono le difficoltà di concentrazione del momento, una persona ADHD può comprendere la prospettiva altrui durante un test clinico e superare il test di ToM con una probabilità maggiore di una persona nello spettro.

I Test delle False Credenze è un disegno sperimentale per osservare se il bambino può comprendere la prospettiva del personaggio. Ecco come funziona, per bambini di età prescolare: si rimane soli con il bambino e si mostra un pacchetto di M&M’s. Si agita e questo fa rumore. Si apre, e si scopre che non ci sono M&M’s ma piccole matite. Poi si dice “Quando rientrano i tuoi genitori, cosa penseranno che ci sia nel pacchetto?”. I bambini nello spettro rispondono per la maggioranza “Matite!” perché fanno prevalere la loro prospettiva attuale.

Nella conversazione, nel caso dell’autismo si è molto motivati da interessi personali di cui parlare, mentre nell’ADHD può capitare che il discorso passi da un argomento all’altro senza che questi rivestano un particolare interesse.

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L’ADHD può associarsi, soprattutto in adolescenza, con comportamenti di tipo oppositivo provocatorio e problemi di condotta.

Le differenze principali tra ADHD e autismo sono comunemente:

  • L’uso dei gesti e della comunicazione non verbale;
  • Integrazione di espressioni facciali e gesti con il linguaggio;
  • Teoria della mente e prospettiva altrui;
  • Modalità di utilizzo del linguaggio (es. ecolalia);
  • Movimenti motori particolari, ripetitivi e stereotipati;
  • La necessità di aderenza alla routine (la routine può essere positiva anche per bambini con ADHD per aiutarli nella pianificazione);
  • Qualità e quantità dell’apertura sociale (a prescindere dal desiderio di interagire, risultano maggiori le interazioni in bambini con ADHD).

Gli elementi in comune tra spettro dell’autismo e ADHD:

  • Possibili difficoltà nella relazione con i pari;
  • Particolarità sensoriali;
  • Difficoltà nella pianificazione;
  • Difficoltà di rimanere concentrati a lungo;
  • Eccessivo interesse in computer/videogames;
  • Difficoltà con le transizioni.

Osservazioni di genitori e insegnanti, che spendono la maggior parte del tempo con i bambini e possono osservare direttamente nel contesto naturalistico specifici comportamenti.

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Nel contesto americano, la prassi per la comorbidità tra autismo e ADHD è la prescrizione di farmaci per la risoluzione della sintomatologia di disattenzione e iperattività. In Italia le prescrizioni sono fortunatamente più caute e meno frequenti, soprattutto nei bambini più piccoli, anche in base alla gravità della sintomatologia. E’ capitato che l’ADHD di alcuni bambini autistici emergesse proprio nel contesto sperimentale per lo screening prima della partecipazione ad uno studio. E’ capitato anche il contrario: ossia che un evidente ADHD mascherasse la presenza delle caratteristiche dell’autismo. Questo significa che questi bambini avevano diagnosi di autismo ma non di ADHD, e viceversa. Avere una diagnosi precisa è fondamentale per indirizzare il trattamento nella maniera più adeguata e quindi efficace. In entrambe le condizioni si evidenzia la necessità di potenziare le funzioni esecutive, in particolare quando queste due condizioni cliniche si presentano insieme nello stesso individuo. Il lavoro sull’attenzione risulterà particolarmente importante. La regolazione emotiva, l’autoconsapevolezza, l’autostima, sono tutti argomenti che vanno affrontati trasversalmente in entrambe le condizioni.

Bibliografia

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